Thursday, April 10, 2008

"La casta contro i Savoia", di Franco Malnati

È uscito in questi giorni «La “Casta” contro i Savoia», che ha come sottotitolo «Storia di una persecuzione politica». Il volume (64 pagine, 7 fotografie, 6 euro) è ben documentato.
L’autore è Franco Malnati, avvocato bergamasco con lunga esperienza professionale e vasta memoria storica. Monarchico fervente e lucido, Franco Malnati ha pubblicato altri libri, tra i quali «La grande frode» e «Dalle corone al caos»; è membro della Consulta dei Senatori del Regno.
Nel libro «La “Casta” contro i Savoia», Malnati svolge alcune considerazioni originali ed acute, come nelle righe che riproduciamo qui di seguito, nelle quali l’autore considera: «La persecuzione repubblicana, iniziata contro Re Umberto, doveva, col tempo, trasferirsi gradualmente sul nuovo bersaglio rappresentato dal giovane erede Vittorio Emanuele, andato in esilio a nove anni.
È una vecchia regola di tutte le campagne antimonarchiche concentrarsi sui principi ereditari, effettivi, o anche solo potenziali come nel caso di cui ci stiamo occupando. Succede di solito che quando la questione istituzionale, per una ragione o per l’altra, si proietta nel futuro, i repubblicani si accaniscano in anticipo contro colui che si prevede diventerà presto simbolo dell’odiata monarchia, in modo da rendere difficile e problematica quella fase di trapasso successorio che in genere - per cause naturali - è un momento di particolare delicatezza; come d’altra parte si verifica, molto più frequentemente, nelle repubbliche ad ogni cambio di leadership.
Ricordiamo, negli ultimi anni di regno di Umberto I, gli attacchi sgangherati contro il futuro Vittorio Emanuele III. Analogamente, durante il periodo fascista, il futuro Umberto II subì una subdola delegittimazione da parte di correnti estremiste che, pur di togliergli la successione, lo accusarono di cose tanto sgradevoli quanto assurde. E, per arrivare ai giorni nostri, perfino in Gran Bretagna esiste, da decenni, una ostinata “lobby” ostile al principe Carlo, contro il quale non si sono risparmiate calunnie e offese.
Il figlio di Umberto II è un esempio classico, di estrema gravità, anzi (a nostro avviso) di vergognosa ingiustizia».
Malnati, in questo libro, entra nel dettaglio dei complotti d’ogni tipo posti in atto per screditare i Principi di Casa Savoia, dalla vendita di elicotteri (definiti armi), alla vicenda di Cavallo, alla più recente vicenda della Magistratura di Potenza; tutte accuse dalle quali Vittorio Emanuele è uscito sempre scagionato.
Malnati scrive anche dell’atteggiamento degli esponenti della repubblica nei confronti di Re Umberto: «Oggi si sottolinea con compiaciuto rispetto, dagli esponenti della repubblica, questo contegno di Umberto II. Si vuole quasi far capire che la repubblica gli è riconoscente, per averle permesso di consolidarsi, per non avere mai alzato la voce, per non essersi intromesso negli affari interni, per essersi perfino astenuto dall’appoggiare i partiti politici monarchici nati dallo spontaneismo degli italiani. Naturale, è molto comodo lodare chi non c’è più e non ha dato fastidio neppure durante la sua esistenza. Chissà perchè, però, non gli è stato consentito di morire in Italia, e nemmeno dopo morto è stata autorizzata la tumulazione della Salma al Pantheon».
L’autore ha affrontato in questo libro anche il tema delle ragioni che stanno a monte della richiesta di risarcimento avanzata dai Savoia; ragioni che spiegano e legittimano l’azione dei Principi: «due delegati della Presidenza del Consiglio si incontrarono con Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto. Venne redatto, su carta intestata della Presidenza, un processo verbale ove venivano concordate varie modalità in ordine all’arrivo in Italia dei Principi. In tale documento fu incluso un accordo di massima, con il quale, a fronte della prospettata rinuncia definitiva al ricorso, lo Stato avrebbe messo a disposizione dei Principi alcune dimore di accertata precedente proprietà sabauda quale riconoscimento morale per l’esilio. I delegati tornarono in Italia con il processo verbale. Poi non si sa bene cosa sia accaduto. Fatto sta che le dimore non vennero mai messe a disposizione, e che anzi fu ribadito come, in presenza del vigente “terzo comma”, i Savoia non potessero avere in Italia alcuna proprietà, sotto pena di avocazione allo Stato. E come logica conseguenza non vi fu neppure, da parte Savoia, alcuna definitiva rinuncia alle rivendicazioni di cui al ricorso, che fu solo “cancellato dal ruolo”, ferma restando la possibilità di riproporlo in presenza della perdurante lesione di diritti umani».
E, nel lavoro di Franco Malnati, c’è molto altro ancora. Ne consigliamo la lettura.