Waldimaro Fiorentino

Edizioni Catinaccio Bolzano


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L'Operetta italiana


L'operetta italiana

di Waldimaro Fiorentino

352 pagine, 130 rarissime fotografie,
un indice di circa 1.000 titoli e di oltre 1.200 nomi,
numeri che da soli indicano la ricchezza dell'operetta italiana;

Edizioni Catinaccio Bolzano; 30 euro .

Il primo libro in assoluto sino ad ora uscito sulla piccola lirica di casa nostra e dedicato espressamente a questo tema , con una documentazione incredibilmente ampia.

Nel libro viene fornita l'esatta spiegazione del termine operetta, con tutte le definizioni che sino ad ora sono state date; l'influenza italiana nell'operetta di ogni altra scuola; i caratteri distintivi dell'operetta di casa nostra; i compositori e i personaggi illustri della piccola lirica italiana, che giunse sino sulla soglia di troni; i grandi autori d'opere e gli editori che composero operette; i grandi direttori d'orchestra; le affascinanti protagoniste femminili e gli illustri interpreti maschili; aneddoti gustosi sulla storia di questo segmento che ebbe grande influenza nella cultura ed il costume del nostro Paese e che spesso è stata sottovalutata anche perché frequentemente male eseguita. Vi vengono analizzate quattro operette-simbolo del repertorio italiano: «Addio giovinezza» , «Scugnizza» , «Il paese dei campanelli» e «Cin Ci Là» .

Attraverso questo libro si scoprono le origini italiane nell'operetta francese, in quella viennese ed in quella ungherese ; che la prima composizione definita «operetta» venne rappresentata nel 1801 e fu composta dal principe napoletano Michele Enrico Francesco Vincenzo Aloisio Paolo Carafa de Colobrano, il quale fu anche tra i primi a comporre e rappresentare operette in Francia; che il musicista comunemente chiamato Franz von Suppé e definito austriaco, in effetti si chiamava Francesco Ezechiele Ermenegildo de Suppé Demelli, era italiano e nipote di Gaetano Donizetti e che quando giunse a Vienna non conosceva neppure una parola di tedesco; che Johann Strauss figlio si sentiva grande - come egli stesso scrisse - quando scattava in lui il «fattore italianizzante» e dedicò il suo valzer più bello - «Rose del Sud» - al Re d'Italia Umberto I; che la prima operetta in Ungheria venne composta 100 anni prima della «Vedova allegra» da un giovane musicista normalmente conosciuto come Alois Anton Polzelli, nato e morto in Ungheria, ma registrato con i nomi di Luigi Antonio Nicolò Polzelli e figlio dei cantanti Luigia Moreschi e Antonio Polzelli, entrambi napoletani e assunti dai principi Esterhàzy; che il più grande compositore brasiliano Antonio Carlos Gomes, l'autore di «Guarany» e di «Lo schiavo» , studiò a Milano e musicò anche un'operetta su testo in dialetto meneghino: «Se sa minga» , che ebbe la sua prima rappresentazione nel 1867 a Milano; che furono di italiani le prime operette composte e rappresentate in diversi Paesi d'Europa e d'altri Continenti; che musicarono operette illustri compositori italiani, come Ruggero Leoncavallo, Mario Mascagni, Alberto Curci, Umberto Giordano, Franco Capuana, Amilcare Ponchielli, Francesco Paolo Neglia, fondatore del Conservatorio di Amburgo; che «Cin Ci Là» e «Il paese dei campanelli» dovevano essere musicate da Giacomo Puccini, ma che dopo il tumore alla gola che colpì il musicista toscano, venne musicate da Virgilio Ranzato, primo violino nell'orchestra della Scala, diretta da Arturo Toscanini, e trasmigrato nell'operetta dopo un violento litigio con il grande direttore d'orchestra; e si scoprono anche inimmaginabili risvolti di una intensa «stagione italiana» di Franz Lehàr.

Il libro consente si scoprire una ricchezza insospettabile per numero e qualità di compositori, librettisti, interpreti dell'operetta italiana, che varcò ampiamente i confini nazionali; riporta alla luce aneddoti sconosciuti e gustosissimi; fa conoscere un numero incredibile di personaggi di grande statura.

E, soprattutto, questo lavoro rimuove pregiudizi ed equivoci , chiarisce se vi sia differenza tra melodramma e piccola lirica e spiega anche quando ci si trovi davvero in presenza di operetta.

Ed ancora rivaluta appieno l'operetta italiana , sino ad ora, se non assolutamente sconosciuta, quanto meno largamente sottovalutata rispetto ad analoghe composizioni d'altra scuola; un'operetta - quella italiana - che fu soprattutto espressione della più genuina anima popolare e non si pose mai - come quella di altre scuole - l'obiettivo di essere l'operetta della «bell'époque» , perché quella che viene ancor oggi così definita deve essere piuttosto considerata l' epoca dell'incoscienza e dell'irresponsabilità , in quanto prendeva origini da una rivoluzione e si avviava spensieratamente ed inesorabilmente verso un'altra rivoluzione non meno epocale.

Un libro che non può mancare nella biblioteca di chi si occupa di musica, perché colma una lacuna ed offre informazioni e riflessioni su questo aspetto importante della cultura musicale italiana.

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